“Chi ‘a vo’ a coppe e chi ‘a vo’ a mazzo”: applausi e risate al Teatro Romano di Cassino

“Chi ‘a vo’ a coppe e chi ‘a vo’ a mazzo”: applausi e risate al Teatro Romano di Cassino

La farsa musicale scritta e diretta da Antonio Lauritano e Giorgio Mennoia riempie di musica e risate il Teatro Romano di Cassino. L’ardita parodia liberamente ispirata all’opera shakespeariana “Sogno di una notte di mezza estate” conquista il pubblico a colpi di battute incalzanti, di intrecci amorosi, equivoci e intermezzi musicali eseguiti dal vivo. Il Centro Universitario Teatrale torna, così, in scena nell’estate di Cassino Multietnica 2015 regalando due ore di allegria, comicità e ironia, portando ancora una volta sul palcoscenico un ricco cast di giovanissimi talenti in erba insieme ad attori di esperienza.
La contaminazione è stata il leitmotiv dell’intera farsa, in ogni scena ma soprattutto in ogni aspetto: nel linguaggio, nella caratterizzazione dei personaggi, nei riferimenti storico-politici, nelle ambientazioni, nei costumi, nelle musiche. I riferimenti costanti alle tante epoche storiche, dall’antica Grecia al Rinascimento, dagli anni 70 e 80 ai giorni nostri, spiegano quanto “Chi ‘a vo’ a coppe e chi ‘a vo’ a mazzo” sia stato pensato dai due registi, in realtà, come uno spettacolo senza tempo, in cui passato e presente si intrecciano in una comicità leggera e senza stonature.
Negli intrighi amorosi risuonano i principali personaggi shakespeariani, in scena tra equivoci, allusioni e infusi d’amore: Teseo, Ippolita, Ernia, Lisandro, Elena, Demetrio, Titania e Oberon (ribattezzati Tettania e Obiberon). Fatta eccezione per il duca di Atene e il re delle fate, tutti gli altri sono stati abilmente interpretati da donne, come pure lo stesso nobile Egeo. Una scelta azzardata e riuscitissima, che ha trovato in Paola Spallino, Francesca Mariorenzi e Leda Panaccione delle interpreti all’altezza delle aspettative, in grado di dare un’anima maschile forte ed estremamente caratterizzata a personaggi che hanno acquisito in tal modo maggiore spessore, colore e personalità. Nella farsa abbiamo ritrovato uno spumeggiante e istrionico Marco Manuel De Rosa, accompagnato sul palco da una capricciosa e alle volte insolente Ippolita (alias Anna De Santis) e spesso affiancato dal fedele e spassoso consigliere Cin ciuè (alias Emanuele Mattia).
Fate e folletti del bosco incantato hanno trovato spazio accanto a personaggi riveduti e corretti in chiave moderna, come la scorta di Teseo che ha fatto il suo ingresso in scena con occhiali specchiati e sottofondo musicale alla Mission Impossible, o le giovani amazzoni che si sono presentate in versione Charlie’s Angel, o ancora le vestali proposte come fossero la rappresentazione delle attuali ministre Madia e Boschi. Il gioco della contaminazione ha trovato il suo spazio anche nei costumi di scena, alternando, quindi, i pomposi abiti rinascimentali alle tuniche con sandali dell’antica Grecia, le tutine colorate e le ampie gonne in tulle dei personaggi del bosco incantato ai cappelli e alle divise aderenti degli agenti delle serie televisive degli anni 70. Il momento di maggior interazione con il pubblico è stato quello offerto dai ragazzi interpreti dei sette nani in scena con Biancaneve e Attilio, capo-attore della compagnia presente ad Atene e reclutatore di nuovi talenti. Applausi, partecipazione e risate hanno accompagnato l’intera scena creando una perfetta cornice al momento di fusione tra la più classica delle favole e la commedia più moderna.
L’intero spettacolo è stato condito con le musiche eseguite dal vivo da Antonio Lauritano, unitamente alle voci di quattro elementi del corso di Canto scenico del Cut. Come per i dialoghi anche i testi musicali sono stati parodiati e riadattati al contesto delle singole scene trovando ispirazione nel vasto repertorio della musica italiana. A chiudere “Chi ‘a vo’ a coppe e chi ‘a vo’ a mazzo” sono stati gli applausi di un pubblico entusiasta e i saluti di un attore d’eccezione, presente sul palco per tutta la durata della rappresentazione nel ruolo di narratore (il cosiddetto Pazziariello), ossia Mariano Panella, uno dei fondatori nel 1993 del Centro Universitario Teatrale di Cassino.
Daniela Mattei

Rispondi